18.32 – Omicidio Piazza Tripoli: carcere a vita per Attià (2)

(IULM) – MILANO, 9 MAG – Il pm Colacicco, nel corso della sua requisitoria, dopo aver ricostruito la vicenda e prima di chiedere la condanna dell’ergastolo con l’aggiunta di sei mesi di isolamento, ha sottolineato che ad Attià “non possono essere concesse attenuanti”, anche perché l’egiziano “era lucido e subito dopo l’omicidio si è dato alla latitanza”. Paolo Tosoni, avvocato della famiglia della vittima, oltre alla condanna di Attià, ha chiesto complessivamente 655mila euro di risarcimento. Fuori dall’aula, dopo il suo intervento, ha affermato: “Questo è uno dei pochi casi nella mia carriera in cui la ricostruzione probatoria a carico dell’imputato è schiacciante”. La difesa invece ha chiesto l’assoluzione per non avere commesso il fatto.
Il corpo senza vita di Parviz Gorjian fu ritrovato la sera del 12 settembre 2013 nel suo laboratorio di piazza Tripoli a Milano. In base alle indagini, a ucciderlo fu Attià Raafat, 27enne che lavorava nella sartoria di famiglia, chiusa in quei giorni per ferie, situata a fianco del magazzino della vittima. Dopo l’omicidio, il giovane si è dato alla fuga rifugiandosi in Egitto, suo paese d’origine. Per Attià è stato disposto un mandato di cattura europeo, ma l’estradizione non è mai stata attuata. A incastrare l’egiziano sono state le intercettazioni telefoniche e le tracce ematiche di Parviz ritrovate su un paio di pantaloni, si ipotizza appartenenti al presunto omicida, nella sartoria dei suoi genitori a Milano, insieme anche alle chiavi del laboratorio della vittima. È stata inoltre scoperta una sua impronta digitale sul luogo del delitto. Secondo la ricostruzione fornita dal Pm Grazia Colacicco, il movente alla base dell’omicidio sarebbe stata una rapina finita male: alla vittima era stato sottratto il telefono cellulare e il portafoglio, contenente poche centinaia di euro. (IULM).

CS

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on Twitter0Share on Google+0

Comments are closed.