Accordo a 27 sulla Dichiarazione di Roma

Secondo i critici, il trattato è frutto di un compromesso troppo timido

ue

I governi europei hanno trovato un accordo sul testo della Dichiarazione di Roma. Sono 27 i Paesi che firmeranno il documento, il 25 marzo, nel sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma che istituirono la Comunità Europea. Nella lista dei capi di Stato e di governo sarà assente la prima ministra britannica Theresa May, che ha annunciato per il 29 marzo l’inizio del processo che porterà il Regno Unito a uscire ufficialmente dall’Unione Europea.

L’obiettivo dell’accordo è quello di rafforzare l’Unione e rilanciarla in un momento di difficoltà, segnato dai movimenti anti-europeisti e dall’avvicinamento tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Russia di Vladimir Putin. Tuttavia, il testo della Dichiarazione di Roma secondo i critici si rivelerà inefficace: è il frutto di un compromesso che ha dovuto mettere d’accordo posizioni troppo diverse e ha prodotto un risultato annacquato.

La forma della Ue a più velocità, infatti, era stata criticata dai paesi dell’Est Europa (Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria), e la normativa è stata resa più accomodante. I paesi del gruppo di Visegrad non vogliono cedere sovranità a Bruxelles, ma temono che gli altri Paesi approfittino della “multivelocità” per raggiungere accordi di integrazione economicamente convenienti.

La Grecia, invece, vorrebbe un accordo che tenga in conto la propria situazione: Atene sta rinegoziando il debito che ancora grava sul Paese, e Tsipras vorrebbe includere nel documento il riconoscimento dei progressi sociali dei Paesi in crisi.

Intanto, l’arrivo dei 40 capi di Stato e di governo ha mobilitato le forze dell’ordine, e a Roma sono state previste misure di sicurezza eccezionali. La paura di infiltrazioni nei cortei ha portato anche all’ipotesi di sospendere, per alcuni giorni, la libera circolazione delle persone ai confini tra Stati europei.

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