Affari Costituzionali, Torrisi dice no alle dimissioni. Alfano: “E’ fuori da Ap”

Renzi: "Basta giochini da Prima Repubblica". Botta e risposta sui social tra Orfini e Lupi

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Salvatore Torrisi non lascia la presidenza della commissione Affari Costituzionali del Senato, dicendo no all’ultimatum posto dal leader del suo partito Angelino Alfano(“Visto che si tratta di una questione di principio è chiaro che una sua permanenza alla presidenza è incompatibile con Ap”). Per il senatore di Alternativa Popolare è “inconcepibile la richiesta di Alfano: irrituale, manco nel Pcus sovietico”. Immediata è arrivata la reazione del ministro degli Esteri: “Prendo atto della scelta del senatore Torrisi. Amen. Ha scelto la sua strada. La nostra è diversa: il senatore Torrisi non rappresenta Ap al vertice della commissione Affari Costituzionali”.

In mattinata Alfano aveva provato a risolvere il caso, difendendo l’operato e la lealtà del suo partito: “Noi abbiamo votato a favore del candidato del Pd perché quella presidenza toccava a loro: noi rispettiamo i patti, siamo leali. Ogni volta che facciamo battaglia politica noi andiamo avanti a viso aperto, in chiaro”. Attaccando poi il presidente del Pd Matteo Orfini che, subito dopo la vicenda, aveva chiesto un incontro con il presidente della Repubblica Mattarella: “Da Orfini ho sentito parole surreali. Siccome non siamo nati ieri e abbiamo capito il giochino dico che non ci stiamo. Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo e andare al voto anticipato lo dica chiaro”.

Orfini su Facebook ha poi risposto alle accuse degli alfaniani: “In sintesi si costruisce un’operazione del genere, lo si fa in segreto, lo si fa contro il Pd e poi si dice che è colpa del Pd. Siamo oltre le fake news. Siamo al dadaismo”. Sempre via social è arrivata la contro risposta del capogruppo alla Camera di Alternativa Popolare, Maurizio Lupi: ” Dadaismo? Orfini è surreale. Provi invece a essere sincero: dica chiaramente se vuole la crisi o no”.

Nel frattempo Matteo Renzi ha incontrato i parlamentari del Pd per decidere le prossime mosse. Non è esclusa l’accelerazione nel percorso verso nuove elezioni, già a ottobre, con una chiusura anticipata della legislatura. L’ex premier non ci sta a questi giochi politici che richiamano la prima repubblica e attacca i franchi tiratori: “Un episodio grave e profondamente antipatico, non si può tornare al linguaggio della prima repubblica. La parola crisi di governo non la vogliamo sentire pronunciare. Questi sono giochini da prima repubblica. Il fronte del no al referendum, al Mattarellum, all’Italicum, quello che ha votato Torrisi e ora è maggioranza, adesso ci faccia qualche proposta”.

Sul caso, che sta mettendo a serio rischio l’unità della maggioranza di governo, ha detto la sua anche Massimo D’Alema: “Quello che è accaduto ieri più che riguardare l’unità del centrosinistra riguarda l’unità della maggioranza di governo e dimostra che la collaborazione con le forze di centrodestra non funziona”. Lapidario il commento dei Cinque Stelle, per voce di Vito Crimi: “Abbiamo dimostrato plasticamente che la maggioranza non c’è più”.

 

 

 

 

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