
Dietro gli stand colorati e variopinti, i prodotti tipici e le ballerine caraibiche c'è una faccia della Bit, fatta di convegni e incontri con accademici, in cui il turismo riflette su se stesso.
Il turismo è cultura. Si è basato su questo assunto la conferenza organizzata da Astoi, l'associazione nazionale dei tour operator italiani, e l'università IULM di Milano, dal titolo "Turismo culturale di qualità. Volano per la crescita dell'incoming italiano".
L'Italia ricopre da sempre nell'immaginario collettivo del turista un posto di privilegio. Sole, mare, ma soprattutto cultura, arte e cucina potrebbero essere le keywords del successo italiano, eppure il turismo nostrano stenta a decollare. I dati positivi del 2006, con un aumento del 10% degli arrivi in Italia, devono indurre solo ad un cauto ottimismo. La paura di attentati terroristici ha infatti allontanato molti turisti dalle mete nord africane e orientali, avvantaggiando le località turistiche italiane.
"Non siamo ancora un paese competitivo", esordisce Fabio Maiocchi, presidente di Expocts, a causa dell'alto costo del lavoro e delle strutture alberghiere spesso fatiscenti. Se il turismo balneare soffre la concorrenza spietata dei paesi del Mediterraneo e delle mete caraibiche, l'Italia deve investire sul turismo di cultura e di qualità. Il professore Giovanni Puglisi, rettore dello Iulm, punta il dito contro uno stato "molto riformato, nel senso militare del termine, e poco riformista" che per anni ha lasciato alla cultura l'ultimo posto nella lista dei ministeri. L'Italia deve invece entrare nella rete di comunicazione dei flussi internazionali e impegnarsi nella formazione di personale turistico di qualità. "Bisogna far sì che l'Italia diventi un sistema turistico di riferimento" afferma ancora il Rettore dello Iulm sottolineando che professionalità, cultura di base e conoscenza delle lingue straniere sono i punti fissi per lo sviluppo del settore, che dovrebbe diventare non marginale, ma trainante per la nostra economia. Con i nostri 41 siti registrati all?Unesco siamo ancora in testa alla classifica mondiale dei beni artistici, ed è proprio su questo patrimonio che deve puntare una gestione oculata dell?industria delle vacanze. "Un'autentica riserva aurea per l'Italia - aggiunge Puglisi - sulla cultura e sui patrimoni artistici siamo il più forte paese del mondo, peccato che non lo sappiamo ancora".
C'è tuttavia in Italia una zona in cui il turismo insegue lo standard internazionale. Lo dice il Professor Bonomi, docente Iulm, esperto di economia del territorio, che ha battezzato questa zona con un nome attraente ed esplicativo: "distretto del piacere". Rimini, Bologna, Verona e Venezia sono i quattro estremi di questa costruzione non solo teorica. Qui, secondo Bonomi, è deragliato il treno del turismo inchiodato alla rotaia albergo-spiaggia-ombrellone, trasposizione della ripetitività industriale in riva al mare. La conversione delle pensioni in strutture più moderne ed accoglienti è andata di pari passo con la creazione di parchi attrattivi e discoteche ma, soprattutto, con una visione imprenditoriale del turismo. "In questo quadrilatero gli albergatori non si sono limitati a rottamare la pensione - continua Bonomi - ma hanno incominciato a incorporare nel prezzo i voli low cost per Bologna e Rimini e incrementato i rapporti con i tour operator".
La scommessa del turismo italiano è riuscire a inserirsi nei flussi globali e trasformare tutto il paese in un distretto del piacere.
Francesco Maria Del Vigo
Marco Gervino