IL NORD PUNISCE L'UNIONE

Amministrative, ma non troppo
Niente "spallata" al Governo, ma la Cdl conquista il Nord che punisce l'Unione. Questo in sintesi l'esito della tornata amministrativa che ha coinvolto oltre 12 milioni di Italiani. Un voto locale che, come spesso accade, ha assunto inevitabilmente anche un significato politico in particolare per due ragioni principali. Queste elezioni, pur non avendo la valenza di "mid term", sono un test abbastanza attendibile ad un anno dall'insediamento del Prodi II, ma soprattutto nell'elenco delle città coinvolte dal voto (77 sopra i 15mila abitanti, di cui 26 capoluoghi) spiccano nomi importanti quali Genova, Verona, Reggio Calabria, Monza e Parma.

Il dettaglio delle sfide
Iniziamo proprio dal capoluogo ligure, la città più grande coinvolta da queste amministrative. Genova, storica roccaforte della sinistra, resta all'Unione: la diessina Marta Vincenzi è sindaco al primo turno. Tuttavia va registrato anche qui un sensibile calo di voti al centrosinistra e soprattutto l'ottima affermazione del centrodestra nel voto provinciale che costringerà ad un inaspettato turno di ballottaggio il presidente uscente Repetto (centrosinistra). La Cdl ottiene invece un autentico plebiscito a Reggio Calabria, dove trionfa il sindaco uscente Scopelliti (An), ma soprattutto a Verona, altra città chiave di questa tornata elettorale, dove è subito eletto il leghista Tosi. Oltre alla città scaligera, il centrodestra si riprende di forza anche Monza mettendo così fine a due importanti avamposti "unionisti" nel Nord. Strappata al centrosinistra anche Alessandria, la Casa delle Libertà conferma anche la poltrona di sindaco a Como. Anche Olbia va alla Cdl, che è avanti pure a Lucca. Riscossa dell'Unione a Taranto e L'Aquila, amministrate dal Polo: se nella  città pugliese ci sarà il ballottaggio, pur con grande distacco, il capoluogo abruzzese è già strappato al primo turno. Il colpo grosso del centrosinistra è comunque Agrigento: conquistata al secondo turno diventa l'eccezione nella Sicilia, terra di successi Cdl confermati ancora due settimane fa. Ballottaggi in vista a Parma, enclave azzurra nella rossa Emilia, a Piacenza, dove invece il governo uscente è di centrosinistra, e pure a Pistoia.  Conferme nel Lazio: Cdl a Latina e Rieti, Unione a Frosinone. Per quel che riguarda le Province - detto del testa a testa di Genova - Varese, Vicenza, Como e Vercelli vedono una larga affermazione del Polo, mentre al primo turno il centrosinistra si conferma ad Ancona e La Spezia.

L'analisi: Cdl "nordista" e poli arroccati
Berlusconi e la Casa delle Libertà possono dirsi soddisfatti. Il colpo inferto all'esecutivo in carica non è stato mortale come sperava il leader di Forza Italia, ma è innegabile che l'Unione abbia pagato l'anno di governo, specie nel Nord, sempre di più terra di conquista della Cdl. Il Cavaliere parla di "vittoria sonante", afferma che il Paese "non vuole più essere governato da questa maggioranza", ma forse sa che l'affermazione di per sé non creerà troppi grattacapi alla pur risicata maggioranza di Prodi. Il premier, d'altra parte, pur ribadendo che l'annunciata spallata non c'è stata, riconosce che "esiste un problema Nord" e che "emerge uno scollamento tra il Nord e l'Unione per cui servirà un lavoro lungo". Insomma la Cdl riguadagna sull'Unione e l'ormai logora metafora dell'Italia "spaccata a metà" non sembra reggere più. Aldilà del deciso exploit del centrodestra, il voto ha infatti rafforzato una tendenza alla frammentazione politica del nostro Paese, diviso in vere e proprie roccaforti, in alcuni casi con la presenza di enclaves che rendono ancora più eterogeneo il quadro generale. Non a caso sembra tornare decisivo per la Cdl il ruolo della Lega Nord, partito che appariva in costante calo, ma che invece mantiene un importante rapporto con il territorio. In un tale contesto va inoltre sottolineata anche la forte percentuale di astensione che in questo caso sembra penalizzare anche ? se non soprattutto - il centrosinistra, contrariamente alla prassi consolidata di un elettorato moderato meno sensibile al voto amministrativo. La "disaffezione per la politica" denunciata da D?Alema potrebbe in parte motivare questa tendenza, ma è probabile che fra gli elettori che hanno dato fiducia alla compagine di Prodi lo scorso anno vi siano molti insoddisfatti che, scartando a priori l'ipotesi di cambiare schieramento, hanno espresso il proprio disagio con l?astensione. D'altra parte un caso analogo si era verificato per il centrodestra nel 2002 dopo un anno di governo Berlusconi. Insomma gli elettorati sembrano sempre più congelati ? lo spostamento di voti è limitato, come detto si preferisce l'astensione - e gli schieramenti arroccati entro i loro fortilizi (pochi sono infatti i ballottaggi, le affermazioni sono nette). Un segnale contraddittorio se si vuole procedere sulla strada del bipolarismo, che invece si basa su forze politiche "spalmate" su tutto il territorio nazionale e voti più "volatili" in grado di garantire l?alternanza.
Marco Gervino