Un budget di partenza di cinquemila euro con il quale affrontare il viaggio verso l'Italia. Se fosse veramente così, per un clandestino sarebbe tutta un'altra storia. In realtà è solo un gioco da tavolo, una sorta di Monopoli per aspiranti immigrati, che l'ideatore ha pensato anche per gli italiani. Invece di puntare all'acquisto di lotti di terreno su cui costruire case e alberghi, il gioco del clandestino punta all'integrazione. Vince chi riesce a ottenere i permessi di soggiorno e i documenti per inserirsi a pieno titolo nel nostro Paese. Occhio ai dadi, però. Perché se il giocatore-clandestino non viene baciato dalla fortuna rischia la prigione, la perdita dei documenti o è costretto a mandar denaro ai parenti rimasti in patria. Fino ad arrivare alla peggior sentenza: l'espulsione.
In Italia dal 1992, Outtara Yacoubi, ivoriano di 48 anni, ormai parla un italiano quasi perfetto. E' arrivato nel nostro paese con un visto turistico della durata di 3 mesi, scaduti i quali, è entrato nella clandestinità e ha cominciato a lavorare un po' dappertutto in cerca di un permesso di soggiorno. Quando, due anni fa, ha perso il lavoro, Outtara ha trovato il tempo di scatenare la sua fantasia e realizzare il gioco del clandestino. All'inizio prodotto da Inchiostri Arti Grafiche e commercializzato in alcuni negozi di Milano, ora il gioco è disponibile solo nel sito dell'inventori (www.watti-giocattoli.it).
Un clandestino che inventa il gioco del clandestino. E' uno scherzo?
"No, anzi. Ho perso il lavoro a causa del razzismo e della cattiva informazione di alcuni colleghi che non conoscevano il vissuto degli immigrati. E così ho deciso di creare qualcosa che mettesse in sintonia la cittadinanza e gli immigrati, un modo per conoscersi giocando".
E cosa si può conoscere giocando?
"Essendo clandestino per gioco, uno può capire le difficili dinamiche dell'immigrazione e i vari passaggi per potere integrarsi nella società che ti ospita".
Per chi hai pensato il gioco?
"Per gli aspiranti immigrati che non sanno cosa si deve fare per cambiare paese e, poi, per gli italiani".
In questa "clandestinopoli" ci sono carte, pedine, dadi. E si rischia di beccare la casella di espulsione o di finire in prigione. Quindi c'è anche un legame con la fortuna?
"C'è anche questo perché senza la fortuna, anche nella vita reale, non si può fare niente".
In che misura il gioco rappresenta la società reale?
"Al 70 per cento, perché l'Italia è un paese dove gli immigrati hanno la possibilità di integrarsi, la gente è ospitale, però alcuni non si danno da fare e non cercano di inserirsi nel tessuto sociale".
A cosa può servire questo gioco?
"Il mio sogno è che italiani e immigrati giochino insieme. E lo spazio ludico può creare amicizia tra di loro".
Quanto costa il gioco?
"Sul mio sito costa 15 euro, 20 euro con le spese di spedizione. Sto cercando distributori, ho richieste da tutta Italia, ma trovare un grosso sponsor è un problema. Insomma, mi sto pubblicizzando da solo".
Tempo fa, nel sito della Lega Nord e su Facebook, apparve il gioco "Rimbalza il clandestino": vinceva chi, con un clic, respingeva più barconi. Il tuo gioco è una risposta a quello della Lega?
"No. Io non lo avevo neanche visto e non sapevo niente. Quando poi l'ho saputo mi sono detto: "Magari qualcuno regalerà il mio gioco a quelli della Lega".
Chi vince nel tuo gioco?
"Chi riesce a integrarsi per primo, chi ha più soldi e più permessi".
Cosa è successo la prima volta che hai giocato?
"Ho litigato con mia moglie e mio figlio perché nessuno di noi tre voleva perdere".
Domenico Ferrara