Astaldi si aggiudica l’ex Campo Base di Expo

Per 300mila euro, il colosso edilizio vince l'asta da unico partecipante. Vicino anche il trasferimento del Campus della Statale

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Pian piano tutta l’area Expo sta trovando la sua collocazione. Se da un lato continua il dibattito sul nuovo campus dell’Università Statale di Milano, l’ex campo base ha trovato il suo padrone dopo la messa all’asta: si tratta del gruppo Astaldi che ha sborsato 300mila euro per aggiudicarselo come unico contendente.

Dopo il vuoto e le polemiche, dopo il passaggio lampo dei profughi e il tentativo tramontato del Comune di trasformarlo in un “Villaggio dell’accoglienza” per sfrattati e senzatetto, il destino dell’ex campo base sarà ancora quello. Con gli alloggi prefabbricati che verranno smontati per essere spediti in Italia, in Sudamerica o nell’Europa dell’Est, dove accoglieranno altri operai, quelli dei cantieri che Astaldi ha sparsi in mezzo mondo. Il colosso delle costruzioni si è aggiudicato tutti i “moduli”: dai dormitori – sedici palazzine su tre livelli con 576 alloggi – agli uffici, dai locali della mensa – due sale da 500 e 100 posti a sedere con tanto di arredi e attrezzature – al magazzino e alla guardiola. En plein. E, viste le premesse e lo spettro dell’abbandono da curare con un’iniezione di fondi pubblici, dalle parti di Expo spa hanno tirato un sospiro di sollievo. È così che la piccola città sorta a un chilometro in linea d’aria dal Decumano scomparirà entro luglio. E a smontare i pezzi sarà lo stesso gruppo che, oltre a versare l’assegno per l’acquisto, pagherà le operazioni di dismissione. Bisognerà solo attendere le formalità di verifica dopo l’apertura di ieri delle buste. Da quel momento, Astaldi avrà 20 giorni per saldare e ancora altri 45 per aprire il cantiere, rendendo il grande spazio che rimarrà vuoto un’area verde per il comune di Rho.

Novità anche dal fronte Città Studi. Alla fine probabilmente il Senato Accademico approverà il trasferimento, anche se rimangono gli scetticismi di una parte dei docenti, e quindi è probabile che presto vengano avviati i lavori. Laboratori di risonanza magnetica nucleare, microscopi elettronici multidisciplinari, infrastrutture di ingegneria per realizzare prototipi. Il nocciolo duro, l’hardware del nuovo campus della Statale occuperà uno spazio tra i 15mila e i 17mila metri quadri e sarà il centro pulsante di tutta l’attività scientifica dell’ateneo che sarà così condivisa tra i vari dipartimenti. In questi spazi sarà compresa anche una maxiarea dedicata a raccogliere tutti gli stabulari — ovvero gli ambienti per il mantenimento e l’uso degli animali da laboratorio — che la Statale ha attualmente sparsi tra i vari dipartimenti. Rispunta poi l’ipotesi dell’acceleratore di particelle, ovvero lo strumento che consente l’analisi della materia in scala nanometrica: su questo, i vertici dell’ateneo prevedono di riservare degli spazi per una futura installazione dell’impianto. Non solo ricerca. Nelle indicazioni che gli organi dell’ateneo voteranno oggi e che, se approvate, verranno inviate ad Arexpo come elemento cardine per il futuro masterplan di tutta l’area, ci si sofferma anche sugli aspetti di contorno: oltre alle aule e agli uffici, alle biblioteche e alla mensa, ci saranno molte aree verdi, alcune anche per la ricerca e la didattica di Agraria. Spazio alle residenze che sono previste in verticale, ovvero su delle torri (mentre la didattica e la ricerca sarà su edifici bassi) e agli impianti sportivi: campo da calcio, da rugby, piscina e palestre. Allo studio anche le cosiddette attività ancillari: si va dagli hotel per l’ospitalità temporanea degli esterni all’università, fino a negozi e scuole materne ed elementari per i figli dei dipendenti e dei professori. La posizione non è ancora definita, ma si parla di un’area che dovrà essere vicina a Cascina Triulza (dove ci saranno funzioni del campus), al Technopole e a Cascina Merlata.

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