Cinema e teatro “va in scena” la protesta – Video

Protestano i lavoratori dello spettacolo, da Napoli a Milano. Si tratta di autori cinematografici, registi, attori teatrali, spettatori, uniti per manifestare le proprie rimostranze al decreto stabilità che ha portato a 288 milioni di euro il Fondo Unico dello Spettacolo, un terzo del 1982, anno in cui è stato istituito.

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“Con Dante non si mangia”, ha affermato il ministro Giulio Tremonti. I milanesi però, in cultura spendono eccome. La Camera di Commercio di Milano rivela che in città per andare a teatro, visitare i musei, andare ai concerti, si spende circa un miliardo di euro. Lunedì i lavoratori dello spettacolo si sono incontrati per discutere e per protestare contro i tagli nella sede della Camera del Lavoro di Milano. All’appello, fra gli altri, si sono presentati il sovrintendente del Teatro alla Scala Stephane Lissner, Toni Servillo e Moni Ovadia. La cultura genera profitto, questa una delle opinioni condivise all’unanimità, tanto che altri paesi europei, come la Francia e la Germana, nel settore investono eccome. I finanziamenti statali francesi alla cultura, infatti, sono dell’ordine di milioni di euro nonostante la crisi, e la Cina, oggi così temuta per la sua aggressività e competitività sui mercati internazionali, come afferma Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano, “sta investendo moltissimo in cultura, altro che magliette”.
Ecco cosa dice un giovane attore teatrale, Angelo Di Genio, a proposito di questa situazione: “Tutti devono essere a conoscenza del bene che rischiano di perdere. Questi tagli rischiano di sembrare una strategia per ridurre la creatività culturale italiana. Ho sentito giustificare questi tagli riferendoli a causa degli sprechi nella gestione dei fondi investiti, ma non credo che a un malato si decida di togliere l’aria, prima ancora di capire se c’è una cura possibile: è sicuramente fondamentale un maggiore controllo su come vengono utilizzati questi soldi dai teatri stabili e dalle compagnie riceventi, controlli fiscali e qualitativi. Però, a volte sembra più una strategia politica“.
Lissner è sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala di Milano. Francese di nascita e italiano d’adozione, ha detto che “l’Italia non rispetta coloro che valorizzano ciò che la rendono unica, il suo patrimonio culturale” e ha ribadito il ruolo del teatro di “cementificatore sociale” . Ai lavoratori dello spettacolo ha detto che bisogna “rimanere insieme ai cittadini e difenderci da uno stato che non considera il nostro, come un lavoro”. Un segnale di vicinanza è stato dato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha detto che lo sviluppo economico e sociale del Paese non può avvenire attraverso una “mortificazione della risorsa di cui l’Italia è più ricca: la risorsa cultura”. Fra i tanti attori presenti in sala, anche Toni Servillo, vincitore del premio come migliore attore al Roma Film Festival per “Una vita tranquilla”, ma anche e soprattutto attore teatrale, che ha parlato dei tanti giovani e delle donne che lavorano nel campo dell’organizzazione dello spettacolo ricordando che molto del suo lavoro è compiuto da “giovani sotto i trent’anni e da tantissime donne”.

“C’è una quantità di ragazze che evidentemente – conclude con una nota amara Servillo – non  chiedono allo spettacolo solo di apparire per fare le attrici e per fare le ballerine”. E di questi tempi, forse, vale la pena di ricordarlo.

Manuela Messina
Carolina Saporiti


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