Cultura sotto zero. Niente libri alla Braidense

Riscaldamento rotto. La direzione compra i cappotti al personale

Ha centotrentasei anni di storia, un patrimonio di un milione cinquecentomila libri e il riscaldamento rotto.
La Biblioteca Nazionale Braidense, a Milano, da una settimana circa ha smesso di funzionare.

L’impianto di riscaldamento è saltato. La temperatura, nei magazzini, dov’è custodita la maggior parte dei libri, è scesa a circa 5 gradi sotto zero e i dipendenti non possono più andare a prendere i volumi per consegnarli agli utenti che ne facciano richiesta.

Niente paura, però: anche se i soldi per riparare il guasto non sono molti, anche se il Ministero per i Beni e le Attività Culturali –dal quale dipende la biblioteca-  non ha troppe risorse da elargire, anche se finora nessuno ha nemmeno capito cosa ha fatto andare in tilt il riscaldamento, il servizio a breve riprenderà. La direzione della biblioteca, infatti, d’accordo con i sindacati, ha comprato i cappotti ai dipendenti, così nei magazzini a meno cinque gradi, potranno scendere comunque.

Non si tratta di cappotti qualunque, ovvio; quelli, i dipendenti li avevano già. Si tratta, invece, di giacconi imbottiti, forniti dalla biblioteca, e tarati apposta per il freddo del magazzino.

Cappotti “formato Braidense”, insomma,  che arrivano oggi, in mancanza di altre soluzioni, anche se il guasto agli impianti di riscaldamento risale ad ottobre. Da allora, da quattro mesi, l’aria si è fatta gelida non solo nei magazzini, ma anche nella sala “Maria Teresa”, la sala storica della Braidense, con i suoi lampadari settecenteschi e i suoi libri antichi in esposizione; proprio quella che porta il nome della fondatrice dell’istituto, l’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo. Non solo. E’ rimasta al freddo anche la sala in cui si trovano i computer necessari per la ricerca dei volumi. Una casualità, questa, in fondo, coerente: dopotutto, essendo diventato  impossibile prelevare i libri richiesti dal pubblico, cercarli era inutile.

I lavoratori della Braidense, però, non si sono persi d’animo. Hanno organizzato fra loro i turni e, sciarpa e cappello indosso, per quattro mesi, hanno continuato a salire e scendere pazientemente i sette piani dei magazzini, alla ricerca dei volumi richiesti online dagli utenti.

Ce l’hanno fatta fino al 14 febbraio. “A causa delle rigide temperature”, infatti -come si legge su un avviso posto sui banchi di lettura- per via “del guasto all’impianto di riscaldamento dei magazzini, il servizio di distribuzione e prestito è temporaneamente sospeso”. Il freddo era diventato davvero eccessivo e così anche la buona volontà ha dovuto arrendersi. Una resa arrivata più tardi di quanto era lecito attendersi. A Milano, già a fine gennaio, la temperatura era scesa a meno 8 gradi e in quei magazzini -complice l’umidità- l’aria doveva essere ancora più fredda che all’esterno. Eppure, i dipendenti, età media: 60 anni, hanno resistito.

Ma è possibile che da ottobre ad oggi l’impianto di una biblioteca storica come la Braidense, posta in pieno centro a Milano, sia ancora rotto e che nessuno abbia potuto farci niente?

Ebbene, è possibile. L’istituto, tramite il MIBAC, aveva  messo il guasto dell’impianto nelle mani di ben tre diverse ditte, senza che nessuna riuscisse ad arrivare a capo del problema e quando, la terza, finalmente, è riuscita a capirci qualcosa, è saltato fuori un altro guaio: per mettere a  posto le cose, sarebbe stato necessario chiudere l’istituto, non si sa per quanto tempo. Un sacrificio, questo, che alla Braidense, già in crisi per i tagli alle risorse, è sembrato troppo grande. Così, i lavoratori hanno deciso di continuare a lavorare. E pazienza se il clima l’avrebbe sconsigliato.

Non solo hanno continuato a farlo, ma riprenderanno a breve, anche se nei magazzini la temperatura è sempre quella che è. Di chiudere i battenti non se ne parla e poi, come dicono i dipendenti, “se non torna di nuovo il freddo delle scorse settimane, ce la possiamo fare”.

Certo che possono, anche se qualcuno, per scendere a cercare i libri, è finito ammalato. E anche se qualcun altro, nonostante l’avviso dello stop alla distribuzione e al prestito, pur di accontentare le richieste, è disposto anche adesso ad andare in magazzino. “Se si tratta di un solo libro, glielo vado a cercare io, anche se fa freddo”, dice una delle bibliotecarie a una studentessa, dopo averle spiegato la situazione.

E intanto, per la storica biblioteca, questa è, in soli 365 giorni,  la terza grana. A febbraio dello scorso anno cominciò a piovere dai tetti. Già allora mancarono le risorse necessarie al restauro e alcuni libri rischiarono di restare sotto la pioggia. Poi, neanche due mesi dopo, ad aprile, venne fuori che non c’erano i soldi per sostituire le lampadine rotte. Ora, ci si è messo il freddo.
Fortuna che stavolta ci sono i cappotti.

Adele Grossi

 

 

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