Debito pubblico da record, intanto cala l’inflazione

I dati negli ultimi report di Banca d'Italia e Istat

A maggio, il debito delle amministrazioni pubbliche, secondo la Banca d’Italia, è stato pari a 2.278,9 miliardi, in aumento di 8,2 miliardi rispetto al mese precedente e 34 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un nuovo record storico per il debito pubblico italiano, che batte il precedente primato di aprile (2.270,6), che a sua volta aveva battuto il record di marzo (2.260,2).

L’incremento è dovuto principalmente al fabbisogno mensile delle amministrazioni pubbliche, pari a 7 miliardi. Pesa l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (0,5 miliardi), l’effetto di scarti e premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione del tasso di cambio (0,7 miliardi).

Se si analizzano i sottosettori, come spiega l’istituto centrale, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 8,1 miliardi, mentre quello delle amministrazioni locali di 0,1 miliardi. È rimasto pressoché invariato, invece, quello degli Enti di previdenza.

Intanto l’Istat conferma il rallentamento dell’inflazione a giugno. La crescita dell’indice dei prezzi al consumo si è fermata all’1,2% su base annua, dal +1,4% di maggio con un calo dello 0,1% su base mensile. Meno caro il carrello della spesa dello 0,5% su base mensile grazie ai prezzi di frutta e verdura che scendono.

In compenso, secondo il bollettino economico della Banca d’Italia, la disoccupazione diminuirà progressivamente nei prossimi anni, restando però oltre il 10%. “Il tasso di disoccupazione scenderebbe gradualmente”, recita il report di Bankitalia, portandosi quest’anno all’11,3% (era all’11,7% nel 2016), al 10,9% nel 2018 e al 10,7% nel 2019.

“A rallentarne il calo – spiega Palazzo Koch – contribuirebbe l’incremento della partecipazione al mercato del lavoro, connesso con il progressivo miglioramento delle prospettive occupazionali e con l’innalzamento dell’età di pensionamento. Il tasso di occupazione salirebbe complessivamente di circa due punti percentuali rispetto al 2016”.

 

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