DIABETICI: 20 REGIONI CON 20 SISTEMI, MOLTI RICEVONO CURE DI SERIE B

“Dimmi dove abiti e ti dirò come sarai curato”: Albino Bottazzo, presidente dei diabetici italiani, non usa mezzi termini. Oltre a soffrire di una grave patologia, i malati devono fare i conti con un sistema sanitario frammentato: vivere in Trentino-Alto Adige piuttosto che in Sicilia può fare la differenza in termini di accesso alle cure e qualità delle stesse.

Durante un incontro organizzato a Milano, la FAND (Federazione Associazione Nazionale Diabetici) ha ribadito come tale disparità costituisca un’inaccettabile discriminazione. All’evento hanno partecipato anche Federico Gelli, Responsabile Sanità Nazionale del Partito Democratico, e Lina Delle Monache del FAND Lazio. Ha moderato Paolo Pardini del TGR.

Secondo i relatori, il problema sarebbe sorto con l’introduzione della legge 115 del 1987, che rendeva gratuiti vari dispositivi di primaria importanza per i diabetici, ma delegava alle regioni la scelta sulle modalità di acquisto e distribuzione del materiale. I poteri delle regioni in merito furono ampliati nel 2001,  con la riforma del Titolo V della Costituzione.

Delle Monache ha inoltre sottolineato come alcune regioni garantiscano la possibilità di scegliere tra diversi dispositivi soltanto ai pazienti affetti da diabete di tipo 1: il più grave, ma anche il meno diffuso (rappresenta il 10% circa degli oltre 3 milioni di casi di diabete in Italia). Molti pazienti colpiti dal tipo 2 si trovano in condizioni ugualmente critiche, ma sono costretti a utilizzare gli unici dispositivi che vengono loro forniti. Spesso il paziente è dunque privato della possibilità di accedere alle cure più idonee alla sua specifica situazione.

I dispositivi, ha proseguito Delle Monache, non sempre sono i migliori sul mercato, poiché il fornitore viene spesso scelto tramite gare, decise perlopiù su basi economiche anziché qualitative. Anche sorvolando sull’aspetto etico, il conseguente risparmio è limitato al breve termine: un’assistenza di livello inferiore genera infatti, nel lungo periodo, complicanze dai costi elevatissimi.

Le problematiche trattate si sono intrecciate al dibattito sulla riforma costituzionale, che – come ha più volte rimarcato Gelli – avrebbe conferito allo stato il potere di estendere i modelli virtuosi a tutto il paese. La riforma non è passata, le disuguaglianze (per il momento) rimangono.

Gianluca Brigatti

Matteo Novarini

 

diabete donne

Mortalità standardizzata (ogni 100.000 abitanti) per diabete (donne). [ISTAT, 2013]

 

diabete uomini

Mortalità standardizzata (ogni 100.000 abitanti) per diabete (uomini). [ISTAT, 2013]

 

 

 

 

 

 

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