Draghi: “La mafia ferma l’economia italiana” – Video

“Con la crisi che abbiamo vissuto negli ultimi tre anni, non poche imprese, che hanno visto drammaticamente ridursi i flussi di cassa e il valore di mercato, sono divenute più facilmente aggredibili dalla criminalità”. E’ l’allarme lanciato dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi durante il seminario “Mafie al Nord”, organizzato dall’associazione “Libera” all’Università Statale di Milano, presente anche il Presidente di “Libera” Don Luigi Ciotti. A causa di questa maggior vulnerabilità delle nostre imprese, il contrasto delle mafie è una priorità assoluta, secondo Draghi: “Contrastare le mafie, la presa che esse conservano al Sud, l’infiltrazione che tentano al Nord”, e ciò non solo per arginare l’offensiva della criminalità organizzata, ma anche per ragioni strettamente economiche, poiché la lotta alle mafie “serve a rinsaldare la fibra sociale del Paese, ma anche a togliere uno dei freni che rallentano il cammino della nostra economia”. 

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La tendenza non è certo rassicurante, perché la criminalità organizzata negli ultimi anni ha attecchito soprattutto al Nord, propulsore della produzione e dell’economia italiana. Anche su questo si è soffermato il Governatore di Bankitalia: “In Lombardia l’infiltrazione delle cosche avanza, come ha recentemente avvertito la Direzione Nazionale Antimafia”, né le contromisure predisposte sembrano funzionare a dovere, benché il sistema finanziario italiano stia facendo la propria parte nell’attuazione della disciplina anti riciclaggio. Professionisti e altri operatori “sono meno solerti”, ha spiegato Draghi, nel cooperare all’individuazione e alla denuncia di flussi di denaro poco trasparenti, infatti “i potenziali segnalanti sarebbero diverse centinaia di migliaia, ma nel 2010 sono pervenute solo 223 segnalazioni”. Draghi sottolinea il numero “sorprendentemente piccolo” delle segnalazioni provenienti da Sicilia, Campania e Calabria: “qui si registrano il 33, 27 e 16 per cento delle denunce per associazione mafiosa, ma da quelle regioni arrivano solo il 6, 12 e 2 per cento delle segnalazioni di sospetto riciclaggio; è possibile che i soggetti potenzialmente segnalanti subiscano in quelle aree una particolare pressione ambientale”. Ma poiché le denunce totali non sono poche, mentre sorprende l’esiguità del numero di denunce di reati finanziari, il Governatore suggerisce, indirettamente, che in quelle aree “i potenziali segnalanti” mostrano di avere interessi comuni con quelli della criminalità organizzata. Ed ora, anche a causa della crisi, questa probabile collusione tra criminalità ed interessi economici si estende anche al Nord Italia, tanto che “le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso si sono concentrate fra il 2004 e il 2009 per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia”: a buon intenditor poche parole.

Marco Giorgetti
Francesco Maesano

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