Istat, la disoccupazione cala all’11,5%

Buone notizie sul fronte dei più giovani e degli occupati, rimane il problema della fascia 25-34 anni

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Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, in Italia il tasso di disoccupazione è sceso all’11,5%. Gli ultimi dati raccolti, infatti, mostrano una flessione dello 0,3% rispetto a allo scorso gennaio e dello 0,2% rispetto a febbraio. La diminuzione più sensibile fra i giovani dai 15 ai 24 anni: il tasso è sceso al 35,2% (-1,7% su gennaio e -3,6% sul 2016), il più basso da quasi cinque anni (era al 34,8% nell’agosto 2012), anche se va sottolineato come, in questa fascia d’età, solo il 10% sia in cerca di lavoro. Nel complesso, però, i disoccupati sono scesi sotto quota tre milioni, a 2,984 milioni, in calo di 83 mila unità su gennaio e di 18 mila sul 2016. Stabili invece gli occupati rispetto al mese di gennaio, mentre nel complesso segnano una crescita di 294 mila unità nell’anno.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni si mostra moderatamente ottimista sul suo profilo Twitter (“Cala la disoccupazione, anche tra i giovani. L’impegno per le riforme ottiene risultati”), anche se i dati non gli danno pienamente ragione.

Per quanto in calo, il tasso di disoccupazione italiano rimane più alto di quello dell’Eurozona, che a febbraio, comunica Eurostat, è del 9,5%, in calo dal 9,6% di gennaio e dal 10,3% di febbraio 2016, registrando il valore più basso da maggio 2009.

Le maggiori note dolenti riguardano la fascia dai 25 ai 34 anni e la sua successiva. Per la prima c’è sia una riduzione degli occupati, che un aumento di disoccupati e inattivi nel confronto mensile e in quello tendenziale. Su base annua i dati sono preoccupanti: 17.000 occupati in meno, 57.000 disoccupati in più e 126.000 inattivi in più. Altrettanto allarmanti i dati della fascia successiva: il calo su base annua di è di 106.000 occupati, i disoccupati in meno sono solo 7.000 ma gli inattivi in più sono 127.000.

Insomma, guardando tra le righe, qualche timido segnale di crescita si intravede, ma il percorso è ancora piuttosto lungo.

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