La disoccupazione giovanile diminuisce ma resta alta

Inattivi italiani al 19,9%, contro una media Ue dell'11,5%

Un ragazzo davanti a una agenzia interinale, in una foto del 31 maggio 2010 a Pisa.Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a settembre è salito al 29,3%, dal 28,0% di agosto. Si tratta del dato più alto dal gennaio 2004, ovvero dall'inizio delle serie storiche. Lo rileva l'Istat in base a stime provvisorie.  ANSA/ FRANCO SILVI

L’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di giovani tra i 15 e 24 anni che non studiano e non hanno né cercano lavoro, i cosiddetti Neet (Not in education, employment or training). È quanto emerge dall’Indagine 2017 su occupazione e sviluppi sociali in Europa (Esde) della Commissione Ue.

Gli inattivi italiani sono al 19,9%, contro una media Ue dell’11,5%. Oltre alle difficoltà che i giovani incontrano nell’affacciarsi al mondo del lavoro, il report ne sottolinea le conseguenze. Nel 2016, la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni è stata al 37,8%; in calo, rispetto al 40,3% del 2015, ma comunque la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%).

«Lasciare indietro i giovani significa mettere a rischio il nostro futuro, i nostri valori», ha detto Marianne Thyssen, commissario responsabile per l’Occupazione. E ha promesso di fare pressioni sugli Stati, responsabili per le riforme del lavoro, attraverso le raccomandazioni specifiche per Paese.

Gli occupati, invece, hanno contratti atipici nel 15% e più dei casi, è “significativamente più a rischio precarietà”, e se ha meno di 30 anni guadagna in media meno del 60% di un lavoratore ultrasessantenne. È anche per questo che i giovani italiani escono tardi dalla casa di famiglia e fanno figli solo fra i 31 e i 32 anni: più tardi, rispetto a una decina di anni fa, e molto dopo la media Ue, che si arresta intorno ai 26 anni.

Lo studio rileva inoltre come l’Italia sia il Paese con una quota di lavoratori autonomi tra le più elevate in Europa (oltre il 22,6%). Per quanto riguarda il gender gap, la differenza fra uomini e donne che lavorano è al 20,1%. E il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania.

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