L’annuncio del ministro Poletti: “Stiamo studiando un taglio stabile del cuneo contributivo”

Poi l'affondo sulla legge Fornero: "Doveva essere più graduale". Da inizio settembre via all'Ape volontario

Foto Roberto Monaldo / LaPresse24-03-2014 RomaPoliticaConferenza stampa su"Garanzia giovani: la risposta alla crisi dell'occupazione giovanile?"Nella foto Giuliano PoletttiPhoto Roberto Monaldo / LaPresse24-03-2014 Rome (Italy)Press Conference by Minister of Labour on youth employmentIn the photo Giuliano Polettti

“Come governo stiamo lavorando all’ipotesi di abbassare, in maniera definitiva, il cuneo fiscale. Così si è espresso, sul delicato tema del taglio del cuneo fiscale, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti nel corso del videoforum di Repubblica Tv. Questo provvedimento potrebbe trovare dunque spazio nella prossima legge di bilancio che il governo sarà chiamato a varare entro il prossimo autunno. La novità è che potrebbe essere una misura definitiva e non più soltanto provvisoria. Poi arriva la stoccata contro la riforma Fornero: “Doveva esserci più gradualità nel modificare i criteri di accesso alla pensione”. Quest’ultima ha innalzato seccamente, di 5 anni, l’età del pensionamento, legando l età del ritiro dal lavoro alla speranza di vita. Poi ecco l’annuncio sull’avvio dell’anticipo pensionistico volontario (Ape): “Prenderà il via agli inizi di settembre”.

Poletti ha poi ricordato che ai tempi della crisi dello spread l’Italia doveva dare un segnale all’Europa sull’equilibrio di bilancio, ma per come è stato concepito il sistema previdenziale il risultato è stato di “chiudere la porta ai giovani”. “Considero sbagliate” le politiche di austerità della legge Fornero, rivendicando di esser stato “di sinistra in passato e di continuare ad esserlo”.

L’intervento del ministro è arrivato proprio all’indomani dell’emergere di un piano del governo per garantire una pensione minima da 650 euro ai giovani, dal 2030, per parare i colpi di un sistema che penalizzerà assai i lavoratori instabili, con una storia contributiva molto irregolare e prospettive di carriera limitate. Sul tavolo, negli ultimi giorni, c’è anche il grande capitolo del progressivo innalzamento dell’età pensionabile, legato al progredire della speranza di vita per il meccanismo messo a punto da ultima dalla riforma Fornero. Un automatismo che ora in molti chiedono di ritoccare (soprattutto attraverso la proposta bipartisan firmata dagli ex ministri Sacconi e Damiano) per tenere conto delle diverse speranze di vita che caratterizzano le zone d’Italia e la tipologia di lavoro svolto: in sintesi, il primo obiettivo è disinnescare l’innalzamento a quota 67 anni per il ritiro dal lavoro – previsto nel 2019 – che avrebbe un costo di 1,2 miliardi.

Poletti ha poi difeso il Jobs Act, sciorinando i dati sugli occupati recuperati rispetto al picco della crisi. Ma all’obiezione – suffragata dai numeri più recenti – che a spingere il lavoro siano stati gli sgravi sui nuovi assunti più che la riforma del lavoro e che siano cresciuti invece i licenziamenti, il ministro ha ribattuto che quest’ultima dinamica è stata legata più che altro alle modifiche delle procedure per le dimissioni. “Oggi il mercato del lavoro è migliorato”, rivendicando di aver “abolito i co.co.pro. e i finti lavoratori autonomi”, che ora sono “contratti a tempo determinato o indeterminato: se facessimo un bilancio complessivo di tutte le forme di lavoro, possiamo concludere che oggi è meglio di ieri”.

Finite le vecchie forme di decontribuzione, Poletti ha promesso un “investimento sull’occupazione dei giovani, lavorando su formazione e accompagnamento al lavoro”. Servono poi “incentivi ai salari di produttività” per rilanciare la competitività delle imprese. Uno dei target del governo per i giovani è, sul fronte del cuneo fiscale, con l’obiettivo di “abbassarlo perché a un’impresa convenga assumere un giovane ma soprattutto stiamo pensando a come renderlo definitivo, così che il lavoro stabile costi stabilmente meno di quello precario”.

Altro tema caldo quello dell’avvio dell’Ape volontaria, che il ministro del Lavoro ha ricordato essere un tema in mano al Tesoro visto il coinvolgimento di banche e assicurazioni: “Considero che nei primi giorni di settembre potremo usare l’Ape volontaria”.

Sulle misure per la povertà Poletti ha sottolineato come il Reddito di inclusione, ancora limitato nei numeri, è importante “perché crea una struttura che si affianca a coloro che hanno bisogno di entrare nel mondo del lavoro perché non sia più dipendente da un reddito di inclusione”. Sarà un “lavoro che ha bisogno di tempo: se vogliamo prenderci carico di queste persone, dobbiamo rafforzare i servizi e a questo abbiamo dedicato 300 milioni di euro. Con le risorse che abbiamo per questi anni, facciamo partire la struttura. Poi sarà necessario incrementare le risorse”.

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