La generazione dell’uomo che guardava le nuvole

Io l’ho conosciuto bene
l’uomo che guardava le nuvole,
ci vedeva tante cose
in tutte quelle strane forme lui.
Ci vedeva un mondo nuovo,
come un sogno lì da prendere,
ma non ci arrivava mai

Se parlavi di Pietro Taricone senza aggiungere una risatina di scherno, poteva capitarti di trovare qualcuno non disposto a prenderti sul serio. Più passa il tempo, e più gli intellettuali del politically correct diventano agguerriti, e combattono pregiudizialmente chiunque provenga da un reality show come Pietro proveniva dal “Grande Fratello”, o da un talent show come ad esempio i ragazzi di “Amici” di Maria De Filippi.
Eppure, la morte improvvisa di Pietro è stata la notizia d’apertura di tutti i telegiornali, ha fatto aumentare a valanga gli utenti unici dei principali siti d’informazione italiani (Tgcom, ad esempio, ha registrato numeri simili a quelli del terremoto in Abruzzo), oltre che i click su Google e le visualizzazioni su Youtube, e ha riempito di post, messaggi, e quant’altro, le bacheche di Facebook e le pagine di Twitter.
Come si spiega quello che è successo? La risposta è da cercare dietro la storia di questo uomo, morto cadendo dal paracadute a 35 anni, e di quella che potremmo definire “Generazione Taricone”.

Mi ricordo che un bel giorno
c’era un nuvolone candido,
io gli dissi “sembra un orco”
mentre a lui pareva un angelo.
Forse perchè ognuno vede
solo ciò che vuol vedere,
un pò come la verità

L’Italia ha conosciuto Pietro Taricone nel 2000, quando il web 2.0 ancora non esisteva, e il futuro era caratterizzato dalla prima edizione di una strana trasmissione che veniva da lontano. Una decina di ragazzi chiusi per cento giorni dentro una casa piena di telecamere, che avrebbero ripreso in diretta 24 ore su 24 tutta la loro vita. Il “Grande Fratello” fece immediatamente il boom di ascolti.
Questo ragazzo di origini abruzzesi, nato a Frosinone e cresciuto a Caserta, ne divenne il simbolo. Non solo per l’accento da Italia centrale che ne segnalava il carattere di persona normale, non solo per i muscoli che lo rendevano attraente per le giovani teen agers, ma anche per un dato concreto: fu il primo uomo a fare l’amore in diretta televisiva. O almeno così hanno voluto credere gli italiani, quella notte in cui le telecamere del Gf lo ripresero, mentre s’immergeva sotto le coperte con un’altra concorrente, Cristina Plevani.
Non si parlò d’altro per mesi. Il “Grande Fratello” era diventato la nuova moda, e Pietro Taricone – per quanto non avesse vinto il premio finale – era diventato un personaggio. L’anno dopo, sarebbe raddoppiato il numero di ragazzi presenti alle selezioni, e più di un concorrente avrebbe cercato di imitare e/o scimmiottare i comportamenti di Pietro. E adesso che sono passati dieci anni, il “Grande Fratello” batte ancora tutti a livello di audience, la sua serata finale è stata definita “evento culturale” da Pier Silvio Berlusconi, partecipano ormai più di venti ragazzi, dura più di cinque mesi, ed è in pratica una routine far l’amore sotto le coperte e gli occhi delle telecamere.
Tutto è cominciato da Pietro Taricone. E i ragazzi che oggi seguono il “Grande Fratello” e sono fuori corso all’università, sono gli stessi che dieci anni fa lo seguivano e poi l’indomani mattina ne parlavano coi compagni tra i banchi del liceo. Ma lo seguono e lo seguivano anche i ragazzi laureati e curiosi, le casalinghe che amano l’intrattenimento e si commuovono pure, le persone comuni, e persino le nonne che s’affezionano ai ragazzi della “casa”. E tutti quelli che lo seguono e lo seguivano, avrebbero saputo riconoscere Taricone tra mille.

Ora che sarà più vecchio
quel mio amico cuore nobile,
cosa vede nel suo specchio:
questo gli volevo chiedere.
Ma mi han detto che si è perso
nel limpido di un cielo terso,
e ormai… piu nessuno sa dov’è

Pietro, in questi dieci anni, aveva cercato di raccogliere il frutto di tanta notorietà. Non s’era voluto “bruciare”, come si suol dire. Non aveva voluto, cioè, fare come tanti concorrenti della sua stessa edizione del Gf, e delle edizioni successive: apparire in tutte le trasmissioni, una per una, immediatamente dopo l’uscita dalla “casa”, e poi, gioco forza, scomparire appena si spengono i primi fuochi della ribalta.
Pietro, no. Lui aveva colto lo spirito di fondo del “Grande Fratello”: farsi notare. E farsi notare, vuol dire darsi una sonora spinta verso ciò che si vuole fare nel proprio futuro: e lui voleva fare l’attore. Così, dopo l’ultima puntata del programma, Pietro accettò col contagocce gli inviti televisivi, e andò a studiare a scuola di recitazione.
Prima di morire a Terni, nel giorno di San Pietro, era stato protagonista di diverse fiction televisive di successo, da “La Squadra” a “Distretto di polizia” a “Tutti pazzi per amore”, oltre che di alcuni film al cinema. E questo gli veniva riconosciuto tantissimo dal suo pubblico: Pietro non era affatto un uomo che meritava una risatina di scherno, ma era semmai uno che aveva fatto fiorire la propria fortuna. E non aveva mai rinnegato il “Grande Fratello”: ma, invece di fermarsi a quei cento giorni, ne aveva fatto trampolino di lancio della propria vita.

Io l’ho conosciuto bene
l’uomo che guardava le nuvole,
forse per bisogno di amore
forse per bisogno di favole.
E di nuvole, ne son passate ormai
e ne passano ancora più che mai,
da qui,
ne passeranno, sì

Arriviamo a teorizzare l’esistenza di una “Generazione Taricone”. C’è un filo rosso che lega gli sms dei ragazzi che guardavano il “Grande Fratello” dieci anni fa, e i post su Facebook dei ragazzi che guardano il “Grande Fratello” oggi. C’è una continuità intima e umana, tra quelli che parlavano di Taricone per ciò che faceva nella “casa”, e quelli che hanno intasato i siti internet per commemorarlo.
E non è vero che Pietro Taricone s’è dissociato dal “Grande Fratello”, o che addirittura tante dimostrazioni d’affetto sono attestati di stima nei confronti di uno che ha rifiutato quel mondo: Taricone semmai è stato fino all’ultimo leader di quel mondo, in quanto ha realizzato l’obiettivo ultimo di quel mondo, l’obiettivo di non scomparire dopo i primi tempi – come è invece successo ai tanti idoli effimeri delle edizioni successive. Taricone che, dopo il “Grande Fratello”, poi vince nel cinema, è come l’amico di sempre che, dopo tanti anni al liceo e all’università, poi vince nella vita.
Perchè si cresce. E un’intera generazione è cresciuta insieme a Taricone. Eccola, la continuità di cui sopra. Eccolo, il bisogno di comunicare che lega gli sms, Facebook, e il “Grande Fratello”. I ragazzi hanno bisogno di dirsi le cose tra di loro, così come hanno bisogno di vedere coetanei fare le stesse cose davanti alla televisione. L’amica sente il bisogno di mettere, in bacheca su Facebook, cos’ha mangiato oggi: allo stesso modo, sente il bisogno di vedere ragazzi che, in una casa circondata da telecamere, mangiano o si baciano, scherzano o litigano, in pratica fanno ciò che fa lei nella propria vita quotidiana. Questo – qualunque cosa possano credere o tentare di credere gli intellettuali del politically correct – è ciò che accade dietro i televisori, i computer, e le case, della massa dei giovani italiani. Questa è la “Generazione Taricone”: dal 2000 a oggi sono cambiati i modi e gli strumenti, ma non i bisogni e il senso dei comportamenti.
E se aggiungiamo i ragazzi che seguono il “Grande Fratello” ma non sono iscritti su Facebook, se aggiungiamo tutte le casalinghe e le nonne, così come l’autista dell’autobus che la sera cena con la moglie e mette su canale 5, oppure il barista che guarda la figlia accapigliarsi di fronte alle vicende del Gf, comprendiamo come e perchè tutta l’Italia sia stata commossa dalla notizia della morte improvvisa di Pietro Taricone, caduto per sfortuna mentre guardava le nuvole.

Salvatore Todaro

(i corsivi delle didascalie vicino alle fotografie, sono tratti dal testo di Eros Ramazzotti, “L’uomo che guardava le nuvole”, 2003).

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One Response to La generazione dell’uomo che guardava le nuvole

  1. Bianca Titta says:

    Mi sono commossa leggendo l’articolo…
    Bellissimo. Complimenti.