Mario Draghi: “L’economia europea è in miglioramento, un’inversione di marcia non è giustificata”

Il governatore della Bce si dice fiducioso sulla crescita. In Italia però diminuisce il costo del lavoro, unico stato nell'Eurozona

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“Non è il momento di attuare una stretta sulla politica monetaria”. Il governatore della Bce Mario Draghi allontana così l’ipotesi di un’interruzione della politica espansiva auspicata dalla Germania. “La ripresa sta migliorando e guadagnando forza – ha spiegato poi Draghi nella conferenza stampa all’università Goethe di Francoforte -. La ripresa sta traendo spinta da un circolo virtuoso fra consumi in rialzo, crescita dell’occupazione e redditi da lavoro”. Draghi ha riconosciuto che la ripresa europea sta prendendo forza, “spinta da un circolo virtuoso fra consumi in rialzo, crescita dell’occupazione e redditi da lavoro”. Una ripresa più omogenea, perché diffusa in più Paesi e settori. Che vede per la prima volta scendere l’indebitamento di privati e imprese, e che sta generando un aumento dell’occupazione anche nelle economie più colpite dalla crisi, come Italia e Portogallo. Per questo, prima di modificare qualsiasi componente delle attuali misure espansive, dall’acquisto dei titoli ai tassi di interesse, la Banca centrale deve essere “sufficientemente sicura che l’inflazione converga davvero verso l’obiettivo di medio termine e che riesca a restare a questi livelli anche con condizioni di politica monetaria meno generose”.

Per l’Italia, però, dopo le confortanti notizie dall’Istat, stavolta non arrivano notizie positive. Da un lato, dalle ultime rilevazioni dell’Eurostat, il nostro Paese è l’unico dell’Eurozona in cui il costo orario della manodopera continua a scendere: nel 2016 infatti, a fronte di una media di 29,80 euro nei 19 Paesi, in Italia il valore si è attestato sui 27,80 euro, -0,8% rispetto all’anno precedente (28,10 euro). Dall’altro, l’a.d. di Equitalia Ernesto Maria Ruffini, in audizione in commissione Finanze alla Camera, ha sottolineato che “Ci sono circa 21 milioni di italiani che risultano avere debiti a vario titolo”. Se, però, il 53% di questi hanno un debito inferiore ai 1000 euro, oltre il 43% dei 21 milioni non sono recuperabili. I carichi residui da riscuotere affidati a Equitalia dal 2000 al 2016 “ammontano a 817 miliardi di euro” ma “la quota su cui azioni di recupero potranno ragionevolmente avere più efficacia si ferma a 51,9 miliardi” – ha sottolineato Ruffini, evidenziando anche che  “147,4 miliardi dovuti da soggetti falliti, 85 da persone decedute e imprese cessate, 95 da nullatenenti”, e dunque irrecuperabili.

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