Morto Pino Pelosi, unico condannato per l’omicidio Pasolini

Da tempo era malato di tumore

Pino Pelosi ANSA

Pino Pelosi, l’uomo condannato per l’assassinio del poeta, scrittore e regista Pier Paolo Pasolini, è morto a causa di un tumore all’età i 59 anni. Ricoverato da alcuni giorni al Policlinico Gemelli era stato trasferito nella giornata di ieri presso l’Hospice Oncologico dell’ospedale “Villa Speranza” dove poi è deceduto.

Pelosi era nato il 22 giugno 1958 a Roma. Cresciuto nel quartiere Setteville di Guidonia, Giuseppe Pelosi, detto la rana, rappresentava il tipico “ragazzo di vita” raccontato nei romanzi di Pasolini, coinvolto in reati di microcriminalità e prostituzione. Cosa sia avvenuto nella notte tra il primo e il due novembre 1975 lungo il litorale di Ostia, però, non è ancora stato chiarito.

Il 17enne Pino Pelosi venne infatti fermato dai carabinieri alla guida dell’Alfa del regista mentre guidava a forte velocità e accusato inizialmente solo di furto. Trasferito presso il carcere minorile di Casal del Marmo venne interrogato il 5 novembre cambio più volte la versione dell’accaduto. Rinviato a giudizio il 10 dicembre del 1975 per omicidio volontario, furto d’auto e atti osceni in luogo pubblico, Pelosi fu condannato a 9 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione e 30.000 lire di multa e ritenuto colpevole di “omicidio volontario in concorso con ignoti”.

Durante un’intervista televisiva Pelosi dichiarò infine di essere innocente e di aver dichiarato il falso perché più minacciato. “Pelosi è morto da colpevole. Purtroppo si è portato via i segreti che soltanto lui conosceva”. Ha commentato l’avvocato Nino Marazzita all’epoca legale della famiglia Pasolini. Non è dello stesso parere l’avvocato Alessandro Olivieri, legale di Pelosi che ha affermato “Sono totalmente convinto della sua innocenza. E devo dire la verità: una parte delle informazioni non sono state date e sono gelosamente custodite in una cassetta di sicurezza, perché sono troppo forti. Lui non se l’è mai sentita di diffonderle per paura che qualcuno potesse toccare lui o i suoi familiari”.

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