Nuova legge elettorale, il no di Bersani: “Invenzione dell’ultima ora”

Il leader di Mdp contrario alla proposta di riforma firmata dal capogruppo Pd Rosato

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Pierluigi Bersani frena i sogni di Renzi e del Pd di approvare la nuova legge elettorale entro l’inizio di giugno. Il leader di Mdp ha detto la sua sul cosiddetto Rosatellum, la proposta di riforma del sistema di voto, avanzata dal capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato. In un post pubblicato su Facebook l’ex segretario del Partito Democratico l’ha bocciata senza appello definendola “l’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora”. Suggerendo poi “l’esigenza di presentare agli italiani ormai insofferenti un sistema che avesse già dimostrato di funzionare. Il Mattarellum davvero, oppure il tedesco, oppure il francese, oppure lo spagnolo o il portoghese o l’inglese. Qualcosa che esista insomma. Basta con le invenzioni ad usum delphini”.

Il Rosatellum prevede un sistema misto, per metà maggioritario e per metà proporzionale; la soglia di sbarramento è fissata al 5% su base nazionale, mentre nel Mattarellum era al 4% e nell’Italicum al 3%. L’elettore al seggio avrà un’unica scheda, come nel modello tedesco: sulla sinistra dovrà barrare il nome dei candidato del collegio uninominale e sulla destra apporre una croce sul simbolo del partito.

Alle accuse di Bersani ha risposto direttamente lo stesso Rosato: “La nostra proposta di legge ripercorre quello che abbiamo sempre detto ma la valutazione di Bersani è condizionata da una sorta di rancore verso Matteo Renzi e nulla ha a che fare con il merito. Per Bersani – ha aggiunto – mi sembra ci sia un problema irrisolvibile, in un rapporto da ricostruire nel centrosinistra”.

Anche le opposizioni, con Forza Italia e M5s in prima fila, si sono opposte al progetto di riforma Pd. Renato Brunetta ha tuonato: “Il Pd non pensi di fare una legge elettorale contro tutti gli altri partiti e gruppi parlamentari, a colpi di maggioranza, magari andando a cercare, con qualche campagna acquisti, voti al Senato. Non è questo il modo, non è questo quello che ci ha chiesto il presidente della Repubblica, non è quello che ci hanno chiesto gli italiani con il voto del referendum del 4 dicembre”.

Luigi Di Maio teme, invece, il voto favorevole alla legge dei fuoriusciti pentastellati: “Tutto può essere: in Senato il 30% dei senatori ha cambiato casacca. Si avvierà un mercato delle vacche, ma come dimostra la storia, quando si vogliono fare delle forzature non ci riescono”.

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