Quei bravi ragazzi del nord

Sedriano, viaggio nel primo comune lombardo sciolto per infiltrazioni mafiose

Se non fosse per il cartello con la scritta “Sedriano-Sidrian” non sarebbe stato facile distinguere questo paesotto da altri dell’alto milanese, diventato famoso per essere il primo Comune lombardo sciolto per presunte infiltrazioni mafiose. Palazzi lunghi e orizzontali, capannoni industriali e un ipermercato circondato da villini, dove le strade hanno i nomi di ragazzi uccisi a qualche centinaio di chilometri da qui, come Rosario Livatino e Peppino Impastato. C’è  poca voglia di parlare da queste parti. Quando chiedi alle persone cosa ne pensano dello scioglimento del Comune, si mettono a braccia conserte e un po’ infastiditi rispondono che loro non ne sanno granché.

Eppure Alfredo Celeste, ex sindaco del Pdl, era molto popolare a Sedriano. Quando era stato scarcerato aveva deciso di ringraziare gli abitanti del suo paese per la solidarietà ricevuta, addirittura informandoli sul pannello elettronico del Municipio e offrendo aperitivi al bar centrale. Il 19 ottobre del 2013, qualche giorno dopo lo scioglimento del Comune, è stata organizzata una manifestazione dalla Carovana Antimafia Ovest di Milano nella quale erano presenti circa trecento persone dei paesi limitrofi, solo una cinquantina di Sedriano. Un mese dopo, passeggiando per le vie cittadine, le reazioni alla vicenda sono sempre le stesse: «Non son di qui» e «No, guardi, non m’interessa». C’è anche chi affretta il passo o cambia strada alla vista di una telecamera.

Proviamo ad avere maggiori informazioni in un locale frequentato spesso dall’ex sindaco. I baristi ci liquidano parlando di Alfredo Celeste come di una persona cordiale: «Veniva qui ogni tanto e salutava sempre». Usciamo dal locale, a pochi passi ci sono tre giardinieri che lavorano in una villa del centro. Hanno una divisa con il marchio “Garden”, l’azienda a cui era stata affidata la manutenzione del verde cittadino prima dello scioglimento del Comune. Alla guida della “Garden” c’è Aldo De Lorenzis che, secondo l’accusa, è legato per motivi di parentela alla storica ‘ndrina dei Musitano, insediata nel confinante Comune di Bareggio. La sentenza di uno dei tre è lapidaria: «Da quando il Comune è stato sciolto non abbiamo più il verde pubblico».

L’ex statale 11 è invece la casa del Bennet, il centro commerciale inaugurato nel novembre del 2011. L’ex sindaco Celeste avrebbe presentato il presunto boss Eugenio Costantino ai titolari del centro commerciale per l’apertura di una gelateria. Cerchiamo di avere delle risposte dai gestori dei locali, ma poco dopo siamo fermati dall’addetto alla sicurezza che ci avverte di non poter rilasciare dichiarazioni, invitandoci ad uscire perché non hanno niente da raccontarci sull’ex Sindaco.

Il Sindaco

Alfredo Celeste lo conoscono tutti da queste parti. L’ex sindaco, eletto nel 2009 in una coalizione di centro-destra, girava per il paese anche nei giorni dello scioglimento del Comune per spiegare che le accuse contro di lui si sarebbero dimostrate false. È disponibile a parlare e ci accoglie a casa sua. Arredamento semplice, tanti libri di teologia, diverse immagini ed icone religiose.

«Quando tu non prendi i soldi sei invincibile» spiega con convinzione, poi legge uno dei documenti investigativi della Dda di Milano, che lo definisce “persona fondamentalmente onesta”. Un elemento confermato dall’ordinanza di applicazione degli arresti domiciliari, dove si legge che l’ex sindaco «aveva paura ad accettare anche un solo euro», aggiungendo però che «tale aspetto di incorruttibilità vada limitato alla sola diretta accettazione, per paura, di somme di denaro».

L’accusa sostiene, infatti, che l‘ex giunta avrebbe favorito alcune aziende presenti sul territorio. Tra gli esempi ci sarebbero stati i lavori di ristrutturazione di Villa Colombo: una dimora nobiliare che si trova nel centro del Paese. Gli investigatori hanno intercettato una telefonata di Marco Scalambra, chirurgo e titolare di alcune cooperative e marito di uno dei consiglieri comunali di maggioranza, che parlando con un esponente del Pdl diceva: «Con Linda (ex assessore all’urbanistica n.d.r) stiamo facendo benissimo. Vogliamo Villa Colombo… ci danno Villa Colombo».

Una frase, che secondo gli investigatori, sarebbe tra le ragioni dell’accusa di corruzione nei confronti del Sindaco (articolo 319 c.p.), visto che confermerebbe un interesse particolare per i lavori del Comune da parte di Scalambra. Un’affermazione che però il sindaco dimissionato respinge con forza, sostenendo che in realtà Scalambra non puntava a ottenere questo appalto, ma «era un attivista del partito ed esultava perché era stato raggiunto un grande obiettivo. Per noi l’acquisizione di Villa Colombo era come un gol».

C’è poi la questione di Teresa Costantino, ex consigliere comunale di Sedriano e figlia di Eugenio Costantino, un imprenditore accusato di essere un affiliato della cosca di ‘ndrangheta Di Grillo-Mancuso. Al telefono raccontava di controllare diversi voti nella zona del Magentino, che avrebbe offerto anche ad uno dei candidati sindaco della zona. «È un millantatore» ripete più volte Alfredo Celeste. «Era uno che si inventava le cose, basta vedere quanti voti ha preso la figlia: soltanto 31». Costantino è anche l’uomo al centro dell’indagine che ha portato all’arresto dell’ex assessore Domenico Zambetti.

Alfredo Celeste dice di non avere rimpianti e si difende citando atti e documenti. Quando gli chiediamo cosa farebbe se potesse tornare indietro, abbassa la voce e scuote la testa: «È un destino contaminato dall’inizio». Poi ammette: «Questa presunta vicinanza con Costantino ci avrebbe comunque compromesso». L’ex sindaco ritiene comunque di non avere nulla da nascondere, tanto da aver pubblicato gli atti del processo sul sito del Comune.

L’opposizione: dentro e fuori il Comune

Giuseppe Pisano, ex vicesindaco Pd e capo dell’opposizione del consiglio sciolto, solleva invece una questione morale sul caso di Alfredo Celeste. «L’Amministrazione comunale deve essere al di sopra di ogni sospetto – sostiene – quando arrivano accuse del genere un sindaco si deve dimettere, come è successo negli altri comuni lombardi coinvolti in situazioni analoghe: in questo modo avremmo evitato lo scioglimento del consiglio. L’opposizione – precisa – ha subito presentato la mozione di sfiducia».

Tuttavia, questo atteggiamento viene considerato eccessivamente clemente dai gruppi extra-consiliari. Ivan Biondi, di Sinistra di Sedriano, si chiede dove fosse l’opposizione quando emergevano continui sospetti sull’influenza mafiosa nell’amministrazione. Biondi sostiene che sia necessario coinvolgere l’opinione pubblica: «Dobbiamo spiegare ai sedrianesi che la ‘ndrangheta adesso è arrivata a casa loro». Una linea condivisa dalla Carovana Antimafia, che coinvolge gli attivisti di tutti i comuni del magentino. Uno dei leader, Igor Bonazzoli, ci spiega che il processo di sensibilizzazione deve partire dal basso, coinvolgendo i giovani. «Ma le risposte della politica – lamenta – tardano ad arrivare».

Igor e Ivan sono poco più che ragazzi, con l’entusiasmo e la volontà di difendere la propria terra dagli interessi degli uomini d’onore. Anche Erika Innocenti ed Ester Castano, croniste del settimanale Alto Milanese, sono due normali venticinquenni con il sorriso sulle labbra e la serenità di chi non si trova al centro di un ciclone mediatico. Per Alfredo Celeste e il suo entourage però, gli articoli delle due giornaliste sono stati una costante spina nel fianco, dando vita a una battaglia legale ancora aperta.

Ester Castano racconta che dopo ogni articolo veniva convocata dal comandante dei Carabinieri, che le faceva leggere una lettera di diffida da parte del sindaco. Nel 2011 Celeste l’ha querelata con l’accusa di diffamazione pluriaggravata per i suoi articoli. Lo scorso 18 dicembre è stata assolta perché il fatto non sussiste. C’è poi la questione di un articolo sui compensi dell’avvocato Giorgio Bonamassa, legale dell’ex sindaco che, ritenendo lesiva della sua reputazione una locandina del settimanale, aveva inviato una lettera alle edicole della zona per chiedere di non esporla.

«La Castano si vanta di aver parlato di ‘ndrangheta prima del commissariamento del Comune – tuona Bonamassa, – ma non hanno mai scoperto un bel niente!». Sta di fatto che le due ragazze, insieme ai colleghi di Alto Milanese, hanno ricostruito minuziosamente la vicenda dei presunti legami politico-mafiosi della zona.

Quando uscirono le prime accuse, i principali oppositori del sindaco pidiellino in consiglio furono i rappresentanti di Lega e Udc. I grillini invece criticavano fortemente le manifestazioni anti-Celeste, a dir loro troppo politicizzate. Per il momento la politica rimane fuori dal Comune, che resterà commissariato fino al 2015. Una situazione ancora confusa, piena di contraddizioni e lati oscuri, in una piccola realtà del nord Italia che una mattina di ottobre si è svegliata, quasi senza accorgersene, senza amministrazione comunale. Come se non fosse successo nulla.

Il 28 gennaio Alfredo Celeste e l’ex assessore regionale Domenico Zambetti sono stati rinviati a giudizio dal gup Andrea Ghinetti. Il processo di rito ordinario avrà luogo al Palazzo di Giustizia di Milano il prossimo 8 maggio. A metà febbraio, per l’ex sindaco è anche arrivata l’incandidabilità alle prossime elezioni comunali, regolata dal comma 11 del nuovo testo dell’art. 143 del T.U.E.L. (Testo Unico degli Enti Locali) che ha introdotto una misura preventiva nei confronti degli amministratori locali che con le loro condotte abbiano determinato lo scioglimento del consiglio dell’ente locale.

 

di Matteo Colombo

Andrea Cumbo

Adriano Lo Monaco

 

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