Siria, gli Usa lanciano 59 missili contro base aerea da cui erano partiti raid chimici

Per Gentiloni chi fa uso di armi chimiche "non può contare su attenuanti e mistificazioni"

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Gli Stati Uniti hanno lanciato nella notte un attacco missilistico in Siria, colpendo la base aerea di Al Shayrat, nella provincia occidentale di Homs, con 59 missili Tomahawk. È il primo attacco degli Usa nei confronti del governo di Damasco e dall’insediamento del presidente Donald Trump. La base, situata a circa 30 chilometri a sudest di Homs, ospitava 40 aviorimesse in cemento, numerosi Mig 23, Mig 25 e Sukhoi 25 e da solo rappresentava il 25% della forza aerea siriana.

L’intervento militare è avvenuto in risposta all’attacco con agenti chimici di pochi giorni fa a Idlib, sulla base aerea siriana da dove, secondo Washington, sarebbero decollati i caccia responsabili dell’attacco chimico su Khan Sheikhoun.

Il bilancio dell’attacco missilistico è di cinque morti e sette feriti. A dichiararlo è stato il governatore di Homs, Talal Barazi, citato dalla Dpa. Tra le vittime ci sarebbero tre militari e due civili, ha affermato il governatore. “Le unità di vigili del fuoco e unità di difesa civile hanno lavorato due ore per porre sotto controllo l’incendio ed evacuare i feriti e coloro che sono stati martirizzati all’aeroporto”, ha detto Barazi, aggiungendo che “il bombardamento americano indebolisce le capacità dell’esercito siriano nella guerra contro il terrorismo”.

Prima di colpire, riferiscono fonti del Pentagono ai media Usa, i russi sono stati avvertiti, così come confermato dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov.

La Russia – L’attacco porterà “danni considerevoli” alle relazioni tra Russia e Stati Uniti, si legge nella nota del Cremlino. L’attacco viola la legge internazionale. Wgashington ha compiuto un atto di aggressione contro uno Stato sovrano”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin, citato dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, secondo i media russi.

Reazioni contro – L’attacco americano è un atto “folle” e “sciocco”, ha dichiarato il presidente siriano Bashar al-Assad. La televisione di Stato siriana definisce l’attacco missilistico “un’aggressione” da parte degli Stati Uniti nei confronti della Siria. L’Iran anche condanna “energicamente” i bombardamenti e ritiene che “rafforzino i gruppi terroristici”, inoltre sostiene che gli Usa abbiano strumentalizzato la motivazione per l’attacco. Il portavoce del ministero degli Esteri, Bahran Ghasemi, dice che gli attacchi stati “un’azione unilaterale pericolosa, distruttiva e che viola i principi del diritto internazionale”.

Reazioni a favore – Trump è appoggiato dal premier israeliano Netanyahu (“Messaggio Usa forte e chiaro, siamo con loro”) e della premier inglese Theresa May che parla di “risposta appropriata” all’attacco barbaro con armi chimiche lanciato dal regime siriano. L’Arabia Saudita dà il suo “pieno appoggio” all’attacco statunitense. Una fonte del ministero degli Esteri di Riad, elogia il presidente Trump, definendolo “coraggioso”. Pieno sostegno anche da parte del Giappone.

La reazione del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni – L’attacco Usa della scorsa notte in Siria è una “risposta motivata a un crimine di guerra”. Lo afferma il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, in una dichiarazione alla stampa a Palazzo Chigi. “L’azione di questa notte come noto si è sviluppata nella base aerea da cui erano partiti gli attacchi con uso di armi chimiche nei giorni scorsi. Contro un crimine di guerra il cui responsabile è il regime di Assad” ha detto il premier, “credo che le immagini di sofferenza che abbiamo dovuto vedere nei giorni scorsi in seguito all’uso delle armi chimiche non possiamo pensare di rivederle”.

Per Gentiloni chi fa uso di armi chimiche “non può contare su attenuanti e mistificazioni” e ha aggiunto che “L’uso delle armi chimiche è vietato dalle convenzioni internazionali, da numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, non può essere circondato dall’indifferenza”. Il premier ha poi sottolineato che l’Italia “è sempre stata convinta che una soluzione duratura per la Siria vada cercata nel negoziato. Era e resta la nostra posizione. Il negoziato deve comprendere tanto le forze di opposizione quanto il regime, sotto l’egida delle nazioni unite con ruolo decisivo e costruttivo della Russia”.

Colloquio con Merkel e Hollande: avanti con il negoziato – “Ho avuto colloqui con il presidente Hollande e la cancelliera Merkel: abbiamo condiviso che l’Europa contribuisca nella direzione della ripresa del negoziato” ha aggiunto il presidente del Consiglio, che ha confermato come quella americana sia stata una azione una tantum. “Gli Stati Uniti hanno definito la loro azione come puntuale e limitata e non come una tappa di una escalation militare” ha sottolineato, aggiungendo che “c’è l’impegno comune perché l’Europa contribuisca alla ripresa dei negoziati in Siria”. (mcg)

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