Dal paradiso all’inferno e ritorno: quando lo sport regala miracoli o cocenti delusioni

L’ultimo, sfortunato, protagonista è Riccardo Montolivo che, dopo il Mondiale, salterà anche l'Europeo per un infortunio muscolare

La storia dello sport è piena di pagine epiche, pagine nere e pagine rosa, ma soprattutto è ricca di protagonisti che hanno saputo reagire alla cattiva sorte degli infortuni, risorgendo come una fenice. Altre volte, invece, i sogni si sono infranti, vanificando tutto il lavoro proprio alla vigilia di un appuntamento importante. Protagonista triste è Riccardo Montolivo, trentunenne centrocampista del Milan e della Nazionale, costretto a saltare l’imminente Europeo in Francia per un problema muscolare al polpaccio sinistro. Per il regista si tratta già della seconda rinuncia consecutiva ad una competizione internazionale con l’Italia: nel 2014, infatti, fu costretto a rinunciare ai Mondiali in Brasile per essersi fratturato la tibia in amichevole. Un’autentica maledizione.

L’ultima pagina lieta, invece, è stata quella di Bruno Cerella, cestista dell’Olimpia Milano, che, a sole 24 ore di distanza da un’operazione, è sceso in campo, ha vinto la finale e ha alzato la Coppa Italia di fronte ai propri tifosi. Tutto è iniziato nel terzo quarto della partita del venerdì sera contro la Reyer Venezia: un piede che tocca male a terra e il ginocchio che si gira. La diagnosi è spietata, distorsione al ginocchio con piccolo distacco del menisco interno. Solitamente ci vogliono almeno 2-3 settimane per rientrare, ma non per un guerriero come Cerella: corsa all’ospedale di Monza, operazione il sabato mattina e la testa già proiettata alla partita contro Avellino della domenica sera. Cerella è regolarmente in campo con i compagni dando la scossa alla squadra e alzando, vent’anni dopo, quella coppa che tutta Milano aspettava. A fine partita i riflettori sono tutti per lui, quel Fiero Guerriero che ancora una volta ha sbalordito tutti.

Questo miracolo sportivo ne fa venire in mente tanti altri, su tutti quello di Niki Lauda, passato dal vedere la morte in faccia dopo lo spaventoso incidente al Nürburgring, dove è rimasto intrappolato nelle fiamme per lunghissimi minuti. Dopo quattro giorni passati tra la vita e la morte, Lauda fu dichiarato fuori pericolo e, 42 giorni dopo, era già in pista per provare a conquistare il suo secondo mondiale. Alla fine prevalse James Hunt, ma già l’anno dopo Lauda conquistò l’alloro ed entrò nella leggenda.

Anche il calcio ha i suoi eroi: Franco Baresi e Francesco Totti, per esempio, entrambi vittime di infortuni gravissimi (legamento crociato per il primo, frattura della caviglia per il secondo) ed entrambi rientrati con l’unico obiettivo di portare la propria Nazionale alla vittoria del Mondiale, impresa riuscita solo al Capitano della Roma. Oppure Roberto Baggio, alle prese per tre volte con la rottura dei legamenti del ginocchio destro, e tutte e tre le volte rientrato incantando sempre più i propri tifosi. Purtroppo però gli infortuni a volte sono dei demoni che non lasciano scampo, stroncando le carriere di fuoriclasse: un esempio su tutti è Marco Van Basten. Il “Cigno di Utrecht”, tre volte pallone d’oro e più di 300 goal segnati in carriera, è stato costretto a ritirarsi a soli 28 anni per una caviglia che lo ha tormentato, sancendo la fine di una stella che poteva splendere ancora a lungo nell’olimpo del calcio.

L’elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo, basti pensare a fuoriclasse come Ronaldo o Valentino Rossi o anche Hermann Maier, ma bastano questi protagonisti per capire quanto lo sport sia bello ma crudele. Regala emozioni indescrivibili ma può anche stroncare qualsiasi tipo di sogno. Lo sport può mandarti in un attimo dal paradiso all’inferno e viceversa, regalando imprese titaniche o grandissime delusioni.

 

Carlo Maria Audino

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