Strage di via D’Amelio, 25 anni da quel 19 luglio ’92: l’Italia ricorda Paolo Borsellino

Il Presidente Mattarella al plenum del Csm dedicato al ricordo della figura del magistrato: “La mafia può essere sconfitta”

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Era il 19 luglio 1992 quando una Fiat 126 rubata e carica di tritolo saltò in aria uccidendo il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Sono passati 25 anni dalla cosiddetta “strage di via D’Amelio”, che prende il nome dal luogo in cui si è consumato l’accaduto. La via di Palermo è quella in cui abitavano la madre e la sorella del magistrato. Qualcuno sapeva che lui stava andando a trovarle e per questo ha parcheggiato la macchina incriminata nell’esatto luogo in cui Borsellino sarebbe presto arrivato. Sulla strage di via D’Amelio e, soprattutto, su chi siano stati i mandanti esterni pende ancora tanta incertezza. L’unica certezza sono gli ergastoli per i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino inflitti ad aprile dalla Corte d’assise di Caltanissetta alla fine del processo Borsellino quater.

Diverse le manifestazioni in tutta Italia in ricordo del giudice antimafia. Il Consiglio Superiore della Magistratura, che ha votato all’unanimità la desecretazione degli atti del fascicolo personale del giudice, ha voluto ricordare la figura di Paolo Borsellino con un Plenum presieduto dal capo dello Stato Sergio Mattarella. “La tragica morte di Paolo Borsellino, insieme a coloro che lo scortavano con affetto, deve ancora avere una definitiva parola di giustizia – ha detto Mattarella – Troppe sono state le incertezze e gli errori che hanno accompagnato il cammino nella ricerca della verità sulla strage di via D’Amelio, e ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato”. “Paolo Borsellino ha combattuto la mafia con la determinazione di chi sa che la mafia non è un male ineluttabile ma un fenomeno criminale che può essere sconfitto”, ha poi proseguito.

“Chiedo scusa, anche pubblicamente e anche per conto di chi non l’ha fatto e avrebbe dovuto, per uno dei più colossali errori giudiziari commessi. Chiedo scusa a innocenti che sono stati condannati all’ergastolo”, ha invece affermato la figlia del giudice Fiammetta Borsellino al termine dell’audizione alla Commissione Antimafia, parlando dei depistaggi delle indagini sull’attentato in cui morì suo padre. “Sono stati buttati via 25 anni, anni di pentiti costruiti con lusinghe o torture”, ha concluso Fiammetta.

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