Uber: la zona grigia delle auto nere

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Si chiama Uber ed è il nome di un’applicazione per telefoni cellulari, nata a San Francisco nel 2009 e sbarcata in Italia quattro anni dopo, il 7 marzo del 2013. Uber è una piattaforma che permette di prenotare una vettura con conducente direttamente dal proprio cellulare. Il dispositivo individua l’auto più vicina grazie a un sistema di geolocalizzazione e il gioco è fatto: in pochi minuti è possibile salire a bordo, come succede su un taxi. Con alcune differenze: il prezzo è superiore del 20-30%, le auto sono in genere delle mercedes o auto di lusso e il pagamento avviene online, tramite carta di credito. La prima città che sperimenta il servizio offerto da Uber è Milano, e da allora i tassisti non hanno smesso di protestare, contestando la legalità del servizio offerto dai conducenti tramite l’app. Due sono le questioni principali. La prima è la differenza tra le licenze dei conducenti e quelle dei tassisti, di diversa natura sia per i tempi di ottenimento che per il costo. La seconda riguarda l’attesa della chiamata del cliente. I taxi sono autorizzati per legge a sostare in strada, mentre i conducenti dovrebbero aspettare in rimessa. Cosa che non avviene, per ovvie ragioni: il servizio offerto dall’applicazione perderebbe tutta la sua efficacia in termini di tempo. Inoltre, a queste si aggiunge la questione del tassametro basato su un algoritmo usato dai conducenti, che apre le porte ad ulteriori dibattiti sulla dichiarazione dei guadagni, con un 80% che rimane all’azienda di noleggio e un 20% destinato alla sede legale della società in Olanda. Per i tassisti i conducenti di Uber sono degli “abusivi”. Le nuove tecnologie hanno cambiato anche il panorama della mobilità, e il risultato sono diverse interpretazioni di una zona grigia normativa in cui le due parti opposte si affrontano. Si attende una risposta dal Comune di Milano.

Cinzia Caserio
Stefano Scarpa

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