Vaccini, decreto in Senato. Obbligo anche per operatori sanitari e scolastici

Tra le modifiche c'è anche la riduzione delle vaccinazioni obbligatorie da 12 a 10

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Scendono a dieci i vaccini obbligatori e si dimezzano le sanzioni massime per i genitori che continuino a rifiutare di vaccinare i propri figli. Eliminato il riferimento al rischio della perdita di patria potestà e introduzione dell’obbligo di vaccinarsi anche per operatori sanitari e scolastici. Sono le principali modifiche con cui, dopo il passaggio notturno in commissione, sbarca nel pomeriggio in aula al Senato il decreto vaccini. Non solo. Il decreto arriva a Palazzo Madama insieme alla richiesta di fiducia da parte del Governo, autorizzata ieri dal Consiglio dei Ministri.

Una delle principali modifiche, presentata dalla relatrice Patrizia Manassero (Pd) e auspicata dalle regioni, prevede dal 1 gennaio 2018 le vaccinazioni obbligatorie, o immunizzazione in seguito a malattia naturale, anche per operatori socio-sanitari e scolastici. Esonerati in caso di accertato pericolo di vita. Un’altra modifica sostanziale riguarda l’istituzione di un’Anagrafe nazionale di vaccini al ministero della Salute, per registrare la situazione vaccinale degli italiani.  

Tra gli emendamenti approvati, c’è ne è anche uno che riduce da 12 a 10 le profilassi imposte ai genitori di bambini e ragazzi tra 0 e 16 anni. Le vaccinazioni obbligatorie: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella. A queste, poi, se ne aggiungono quattro consigliate dalle Asl: anti-meningococco B e C, anti-pneumococco e anti-rotavirus.

Altra novità è il più che dimezzamento delle multe massime per genitori no-vax: da 7.500 euro la sanzione amministrativa scende a un massimo di 3.500 euro. Il minimo è fissato nella cifra di 500 euro, mentre l’entità della multa varierà in base al numero di vaccini su cui si attesterà il rifiuto della famiglia. Infine, scompare dal testo la possibilità di segnalazione dell’Asl al Tribunale dei minori in caso di reiterato diniego dei genitori.

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