World Series: Milano riscopre l’amore per la boxe

Milano per un giorno è tornata città del pugilato. L’occasione è stata la semifinale di andata della World Series di boxe, categoria dilettanti, andata in scena al forum di Assago alle 16.00 di sabato 24 marzo. A contendersi l’accesso alla finale di Londra, sono la D&G Milano Thunder del Ct olimpico Francesco Damiani, e la squadra pugilistica di Baku, Azerbaigian. Perentorio il risultato: 5-0 per Milano. Per accedere alla finale sarà sufficiente vincere un solo incontro nella gara di ritorno, che si disputerà il prossimo 30 marzo, nella capitale azera. Hanno vinto tutti i ragazzi di Damiani, da Valentino Picardi all’altro azzurro Clemente Russo (capitano della Thunder) passando per il giovane serbo Branimir Stankovic, l’irlandese William Mclauglhin e il mediomassimo ungherese Imre Szello. Per la riunione di Baku tornerà l’altra stella di Milano, l’ucraino Sergiy Derevyachenko, al quale sarà demandato il compito di chiudere le valigie, direzione Londra. Un risultato che nemmeno Damiani si aspettava, “pensavo più ad un 4-1” si è lasciato sfuggire con i suoi collaboratori. Anche perché Baku sinora era imbattuta ed aveva dominato il girone A. Ma al di là del risultato, quello che ha colpito al forum di Assago è stata la partecipazione del pubblico. Segno che a Milano, dopo tanti anni, la boxe è tornata ad essere uno sport amato e seguito. Una disciplina popolare, come popolari sono quelle periferie in cui, soprattutto negli anni ’50 e ‘60, sono nate tante palestre. Ragazzi emarginati, con due spicci e tanta rabbia, vi entravano con il sogno di sconfiggere la fame. Fame di cibo, fame di opportunità, fame di riscossa. Muhammad Alì un giorno ha detto: “ I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione.” Il desiderio di quei giovani pugili era quello di prendere a pugni il destino, metterlo KO, e guadagnarsi la stima di sé stessi attraverso il successo. Così Milano s’innamorò della boxe e la boxe fece di Milano il suo epicentro italiano. Qui il triestino Duilio Loi trovò la gloria e l’amore dei milanesi, conquistando tra il 1950 e 1960 titolo italiano, europeo e mondiale dei pesi leggeri. A San Siro, il 18 giugno 1965, davanti a 40.000 persone, si svolse il derby azzurro tra Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi, messo in piedi dallo storico organizzatore meneghino Vittorio Strumolo. Ma ogni favola ha il suo fine, non sempre lieto. Sarà stato il mutamento del contesto sociale, ma dagli anni ’80 in poi il rapporto tra il capoluogo lombardo e il pugilato è scivolato nell’indifferenza. Fino ad oggi. Molte palestre stanno riaprendo e giovani di qualsiasi ceto si avvicinano di nuovo alla noble art. Tra sacchi, guanti e puzza di sudore si aggirano il giovane impiegato, lo studente, l’ingegnere, il figlio di un operaio, il bulgaro e il rumeno. E’ cambiato forse il modo di concepire questo sport, occasione di emersione per pochi, semplice attività fisica per molti. Ma che importa? Non conta solo mettere al tappeto un possibile avversario, ma sentire dentro di te quella forza che ti dice “Non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita come un campione”.

Luca La Mantia

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